La recensione del film Rashomon di Akira Kurosawa

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Trama

RASHOMON di Akira Kurosawa

Rashomon Recensione
Città di Kyoto, in Giappone, intorno all'anno mille. Un samurai (Mori) e sua moglie (Kyo) incontrano nel bosco un bandito (Mifune). La donna viene violentata ed il marito trova la morte. Il fuorilegge viene arrestato e davanti ad un invisibile tribunale e ad alcuni testimoni, il fatto viene ricostruito. Tutti coloro che hanno partecipato a quel dramma, esporranno la loro differente versione: quella del bandito, della donna violentata, di un taglialegna occasionale che aveva visto la scena ed anche quella del samurai ucciso che verrà evocato da una maga, sotto forma di fantasma. Ognuno deforma la realtà attraverso le proprie motivazioni nascoste.
Idea Centrale
"Così è se vi pare": la verità ha diverse facce, tutte ingannevoli, perché gli esseri umani mentono prima a sé stessi e poi agli altri.
Analisi
Rashomon è un inquietante saggio sull'egoismo umano. Ognuno rivela solo ciò che non contraddice l'opinione che ha di se stesso (ognuno dice solo quello che gli fa comodo). Kurosawa riesce miracolosamente a trasportare questa vibrante problematica in uno spettacolo cinematografico che non ha nulla da invidiare ai più travolgenti film d'azione. Per l'originalità del soggetto, l'unità della struttura narrativa, la profondità introspettiva, la potenza e la sottigliezza dell'interpretazione, è uno dei più importanti film del dopoguerra.
Note e curiosità
Rashomon viene spesso accostato alle opere letterarie di Pirandello e di Sartre. Ne è stata fatta una versione occidentale, L'oltraggio (1964) di Martin Ritt con Paul Newman, che sposta l'azione nel West con risultati risibili e scadenti. (Da "201 film capolavoro secondo la critica" di Gaetano Sandri)


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