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recensione l'era glaciale 3
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Premessa doverosa: il dinosauro (tolti i fondamentali come "Il Mondo Perduto", "Jurassic Park", "Viaggio al Centro della Terra" e qualche altro titolo sparso qua e là) quando appare nella sceneggiatura è un indicatore preciso. Di mancanza totale di idee.
Il dinosauro è la fine di ogni trama possibile. E "L'era glaciale 3, l'alba dei dinosauri", non sfugge a questa legge. Il secondo episodio riusciva a portare a termine la missione divertimento aggiungendo personaggi nuovi e, tutto sommato, traghettando la trama verso lidi compiuti. Qui, perfino Scrat (che conta estimatori e denigratori in egual misura)
è delegato a figura macchiettistica e non più solitaria, costretto ad accompagnarsi a una smagliante scoiattola tuttaciglia, causa naturale esaurimento delle gag. Il gruppo è sempre formato da Manny il Mammut con la compagna Ellie in dolce |
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attesa, Diego la tigre
zannuta, Sid il bradipo petulante e i due opossum dispettosi ereditati dal secondo capitolo. Alla ciurma si aggiungono tre piccoli dinosauri presi in prestito da Sid. Ma Mammasaura rivuole i figlioli e se li riprende assieme allo stolto bradipo. E, via tutti alla ricerca dell'amico e dove si finisce? Nel mondo perduto nascosto sotto terra. Cascate di lava,
pietre sospese in campi magnetici, triceratopi e un |
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supernemico: Rudy il "coccodrittosauro" lo spauracchio pauroso e il nuovo amicone, Buck la jena pirata e canaglia che accorrerà in aiuto dei nostri eroi. Suona già visto? Lo è. Si obietterà che son film per ragazzini ai quali qualche risata è ragionevolmente assicurata ma un suggerimento s'impone. Basta riciclare, basta copiare se stessi, basta vivere di rendita. Inventate qualcosa di nuovo, investite nelle sceneggiature. E sorprendeteci, qualche volta.
(di Daniela Losini)
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